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Augusta: Terra di Accoglienza MARE NOSTRUM - PER LA PRIMA VOLTA AD AUGUSTA, PORTO COMMERCIALE: DALLA NAVE SAN MARCO SBARCANO MIGRANTI SOMALI, ERITREI, SIRIANI Servizio particolare di Giorgio Càsole AUGUSTA. Domenic a 27 ottobre, Ore 8°° di una mattinata tipicamente estiva. A una banchina del porto commerciale attracca la nave del battaglione San Marco che ha ospitato per tre notti 408 migranti, di cui cinquanta minori di quattordici anni. Sono di varie etnie, in maggioranza eritrei e somali, molti dei quali a piedi nudi. Ci sono anche i siriani. Sono stati raccolti, al largo di Lampedusa, dai pattugliatori “Chimera” e “Cigala Fulgosi” di Comforpat, cioè del comando della flotta che ha la base proprio ad Augusta, in servizio per l’operazione denominata Mare Nostrum, voluta dal governo Letta, quale missione umanitaria per evitare tragedie come quella di giorni fa, quando le acque lampedusane sono state funestate da centinaia di cadaveri di emigranti che lasciano la loro terra d’origine, in un vero esodo epocale di massa , come l’esodo che interessò nel secolo scorso milioni di Italiani che, morti di fame qui nella nostra terra, cercarono la speranza oltre oceano, nelle lontane Americhe e nell’ancor più remota Australia. E non dimentichiamoci le migliaia di Italiani che, nel secondo dopoguerra, migrarono verso la Francia, il Belgio, a Germania. I migranti italiani s’indebitavano per pagare regolari biglietti per la traversata su piroscafi d’altura. I migranti africani e asiatici, non essendoci navi che possano portarli qui, s’indebitano per pagare gli scafisti che fanno loro rischiare la vita. Nel secolo scorso nelle Americhe e in Australia ci fu un tempo in cui i migranti italiani potevano sbarcare tranquillamente. Poi non più. Oggi in Italia i migranti sbarcano perché la nostra è la terra europea di confine più vicina a loro. Moltissimi vogliono solo transitare dalle nostre parti. Vogliono andare altrove, dove possono trovare lavoro, nel resto d’Europa o altrove, dove ci sono lavori che i bianchi, i residenti, non svolgono, come quando nei Paesi d’oltremare i nostri connazionali delle prime ondate si sobbarcavano a svolgere i lavori più umili. Le navi hanno intercettato i barconi con mille migranti circa e ne hanno raccolto oltre quattrocento. Gli altri seicento sono stati tratti in salvo dalle unità della Guardia costiera di stanza a Lampedusa. “Cigala Fulgosi” e “Chimera” non sono però unità sufficienti e attrezzate per soccorso, identificare,. Rifocillare e alloggiare tutte queste persone. Perciò i 408 sbarcati ad Augusta sono stati trasbordati a bordo della nave San Marco, più capiente( può ospitare, infatti, i trecento uomini del battaglione San Marco) , più attrezzata anche perché nave porta-elicotteri. Un migrante ammalato è stato, infatti, trasportato in ospedale. Unici giornalisti presenti allo sbarco, abbiamo assistito a tutta l’operazione, durata poco meno di due ore. Lo sbarco dei migranti è avvenuto a scaglioni, per consentire ai poliziotti a terra, dotati di inutile mascherina perché i migranti erano stati tutti controllati dal punto di vista sanitario, tant’è che i poliziotti imbarcati e gli uomini dell’equipaggio, che hanno agevolato lo sbarco dall’interno della nave, non portavano la mascherina. Portavano la mascherina anche uomini e donne della fraternita Misericordia di Augusta. Il comandante di Marisicila, l’ammiraglio Roberto Camerini, che è salito è per primi a bordo per portare i saluti, ci ha spiegato che la mascherina è un retaggio del ricevimento dei primi migranti a Lampedusa, quando non si sapeva se potevano essere contagiosi o no. Ora questo si sa prima, a bordo della nave, dove vengono imbarcato personale della polizia di Stato per l’identificazione di ciascuno dei migranti a ognun o dei quali viene rilasciato un biglietto con un numero prima dello sbarco. Ad attendere i migranti, oltre al cordone “sanitario” di polizia, croce rossa, protezione civile, carabinieri, anche rappresentanti locali, come Samanta Papiro, d’un’associazione , la “Lustro di Luna”, che, con la Pro Loco, ha raccolto indumenti e scarpe per questi migranti. Samanta Papiro, quando vedeva uomini e donne senza scarpe, porgeva loro un paio di calzature. A ogni bambino Samanta ha donato un bambolotto di pezza di colore celeste per i maschietti, di colore rosa per le femminucce.Ci è sembrato un gesto indovinatissimo per l’accoglienza di queste persone, non pochi i gruppi familiari, quattro le donne incinte, perché il gesto di donare una bambola di pezza ha per i bambini una forte valenza psicologica: è testimonianza d’affetto, la stessa testimonianza che hanno dimostrato gli uomini e le donne della nave San Marco che hanno giocato con i bambini durante la traversata, “con naturalezza, come si deve fare con i bambini”, ci ha detto Andrea Serra, ufficiale d’ispezione della nave. Il comandante, il capitano di vascello Zampano, ci ha detto che per cena, la sera di sabato a tutti è stata offerta la pizza., il cibo “veloce” che più rappresenta l’Italia. Giorgio Càsole
Posted on: Sun, 27 Oct 2013 12:32:43 +0000

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